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“Il giovane appartiene alla cultura globale. Vive il tempo pieno del visibile e dell’udibile: tempo di Coca Cola, di Nike, di Levi’s, di Sony. Dentro un involucro sonoro di voci, musica, vibrazioni, seduzioni. E tuttavia il corpo vive nel villaggio locale, opera in un territorio e in un ambiente delimitato, nella percezione e nel condizionamento, dalla realtà circostante. Cittadino del mondo e abitante del luogo, il giovane sperimenta una duplice appartenenza: viaggia per le autostrade elettroniche e per le viuzze sconnesse del proprio paese. Questa relazione contraddittoria è vissuta spesso in maniera contradditoria.” (B. Bandinu).
Per quanto ci è stato possibile, attraverso l’azione formativa abbiamo cercato di acuire questa contraddizione mirando a trasformare la “tradizione”, che questi ragazzi ereditano, in un “fare” e non in un “subire”, cercando quindi di “procedere” rendendo vivo e presente ciò che in apparenza sembra morto, e lo abbiamo fatto per quanto ci è stato possibile con tutti i mezzi a nostra disposizione.
Partendo dall’analisi del testo deleddiano e in particolare dai romanzi La via del male,
L’edera e dal saggio Tradizioni popolari di Nuoro, si è focalizzata l’attenzione sull’abbigliamento e gli utensili descritti nei testi sopra elencati.
Per quanto riguarda il costume si cercato attraverso una ricerca sul campo, con interviste ad anziani e raccolta di materiale fotografico, di creare verosimilmente la condizione e i modi dell’abbigliamento del periodo storico che la nostra brava “documentarista” descrive.
Mentre, per quanto concerne gli utensili, si è partiti dal sistema oggettuale odierno. Infatti, l’essere circondato da tanti oggetti - tipico della nostra società moderna - sarà uno dei punti di partenza per comprendere meglio la società del passato - la quale invece era caratterizzata da scarsità di oggetti. Essi erano sì pochi, ma duraturi; morivano quando cessava la loro funzionalità. Concetto difficilmente concepibile oggi, dove a determinare l’inutilizzo di un utensile sono spesso altri fattori, come l’evoluzione tecnologica, o il bombardamento pubblicitario che ci spinge ad acquistare un nuovo prodotto.
Dove è stato possibile abbiamo collaborato con esperti e artigiani per poter avere una conoscenza diretta con la materia da noi studiata.
L’azione didattica si proponeva di mediare la distanza e la discontinuità apparente tra la società sarda del primo ‘900 e quella attuale; e, in parte di fornire strumenti metodologici d’indagine per individuare i segni e le forme della tradizione nel territorio preso in esame.
Il lavoro diventa oltremodo più interessante se si allarga l’indagine ampliando e confrontando
l’analisi del proprio paese con quella degli altri paesi coinvolti nel progetto.
A cura di Giovanni Pilloni
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