Animali ed esseri fantastici nella
tradizione popolare sarda
La credenza popolare vuole che buio e oscurità siano i luoghi della paura e del mistero, dove possono accadere i fatti pił terribili e sconosciuti. Le tinte scure caratterizzano il sovrannaturale e si contrappongono a quelle chiare, simbolo di luce e trasparenza.
Il buio fa da scenario ad eventi ostili, forieri di sciagura. È in questo ambiente che vivono creature fantastiche, circondate da un alone di oscurità e mistero. Questi esseri sono i protagonisti di leggende e racconti orali e la stessa Grazia Deledda ne parla in numerose opere.
In Sardegna infatti, erano numerosi i personaggi fantastici entrati a far parte dell'immaginario collettivo. Fin dal neolitico i sardi adoravano due divinitą: il Dio Toro, simbolo di forza e fecondità e la Dea Madre, simbolo del principio vitale femminile. Il Dio Toro era legato al sole, la Dea Madre alla luna. Gli altri culti praticati, erano legati alla terra (acqua, e fuoco), all'uomo invece era legato il culto dei morti. Successivamente, l'incontro con mondi e culture diverse, come quella fenicia, etrusca, greca, romana e bizantina fece nascere nuove forme di sincretismo religioso. L'avvento del cristianesimo poi, trasformò le divinità pagane in demoni, spiriti maligni e creature fantastiche.
Proprio in questo periodo le divinità protosarde e nuragiche diventano esseri demoniaci: la dea Diana, regina degli inferi, diventa la Jana, una fata piccola e cattiva che vive tra gli ipogei neolitici.
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