La lingua e la cultura sarda nell'opera di Grazia Deledda
I colori nelle opere e nei ricordi della tradizione

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G. Biasi, La sposa

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G. Biasi, La sposa

Il significato del verde

Il colore verde presenta in tutti i suoi utilizzi un'ambivalenza che lo porta a simboleggiare ora la positività, ora la negatività. Nella cultura classica questo colore rappresentava la ragione: verdi per esempio, erano gli occhi della dea Minerva. Ma nel Medioevo diventa invece indice di poca razionalità, fino a rappresentare lo stemma dei pazzi.

L'aspetto dualistico nel significato del colore verde, è tipico di ogni simbolo ctonio: Satana da bellissimo angelo che era, dopo essersi ribellato a Dio, diventa un diavolo e impersona il male; i suoi occhi vengono da sempre dipinti di verde.

Anche nelle opere di Grazia Deledda tutti i personaggi malefici come streghe e fattucchiere, hanno in comune gli occhi verdi. L'occhio inoltre è un simbolo importante, da sempre arma di maleficio. Le streghe lo usavano per attrarre, colpire e annientare le proprie vittime. Ancora oggi infatti, si usa l'espressione ammaliare con gli occhi.

Zia Bachisia, personaggio del romanzo "Dopo il divorzio", è descritta come una vecchia strega, con occhi indagatori, che traboccano di odio e disprezzo.

Zia Bachisia guardava intorno con due punti verdi brillanti sul viso giallo d'uccello rapace, cerchiato dalla benda nera. Ah, no, essa non era cambiata, la vecchia strega! (...) - Ebbene? - Disse la strega dagli occhi verdi trionfanti. (1)

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(1)
G. Deledda, Dopo il divorzio, Casa Ed. Nazionale, Torino-Roma, Roux e Viarengo, 1902, pp. 138 - 147.

Sono l'ira e la violenza che fanno colorare di verde gli occhi di alcuni personaggi, inferociti contro la donna che si rifiutava di sposare un ricco pastore che non amava.

Ella non poteva aprir bocca che subito non si sentisse minacciata di venir trascinata pei capelli: intorno a sé non vedeva che visi inferociti, occhi verdi d'ira, e non udiva che parole vituperose. (2)

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(2)
G. Deledda, Sarra, dalla raccolta La regina delle tenebre, a cura di G.Cerina, Ilisso, Nuoro, 1996, Vol. II, p. 94.

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