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Grazia Deledda nacque a Nuoro, nel cuore della Sardegna il 27 settembre 1871 e ci rimase fino al 1900, anno in cui si trasferì definitivamente a Roma. Durante gli anni nuoresi intrecciò relazioni epistolari con larga parte del mondo letterario italiano, forse per compensare il proprio isolamento; infatti, oltre i brevi soggiorni nei paesi limitrofi presso parenti o amici, non si mosse mai da Nuoro fino al 1899, anno in cui fu invitata a Cagliari da Maria Manca, direttrice della rivista letteraria
Donna Sarda. Fu durante il suo breve soggiorno a Cagliari che conobbe Palmiro Madesani, l'uomo che sposò e che le permise di trasferirsi nella capitale offrendole l'opportunità di uscire dall'isolamento letterario.
La solitudine e la peculiarità culturale della regione interna del nuorese, è documentata da diversi studiosi e viaggiatori stranieri che hanno lasciato interessanti testimonianze delle loro
osservazioni1. Ma a fornirci una chiara descrizione di Nuoro2 e dell’intera Sardegna attraverso la sua ricerca demologica ma soprattutto grazie alle tematiche presenti nel corpus della sua opera, è Grazia Deledda. Il mondo agro-pastorale della Sardegna a cavallo fra Otto e Novecento, le credenze, le usanze, la gastronomia, i riti, la medicina
popolare, la musica, l’arte e l’artigianato sono facilmente leggibili in tutta la sua opera. I personaggi che mette in scena sono fortemente immersi nelle radici della cultura sarda, caratterizzata dal sincretismo religioso.
La Deledda aveva condotto una ricerca sulle tradizioni popolari sarde raccogliendo: proverbi, usanze, filastrocche, indovinelli, riportando notizie sugli usi e costumi tradizionali, sulle feste, la gastronomia e soprattutto la magia e la medicina. La strada della ricerca etnografica, le fu suggerita da Angelo De Gubernatis3 che la chiamò a collaborare a diversi periodici da lui diretti come la rivista milanese
Natura ed Arte e la Rivista delle tradizioni popolari
italiane. La collaborazione alla ricerca si concluse tra il 1892 e i primi del novecento. Il rapporto con De Gubernatis ha giocato un ruolo importante, nella sua formazione demologica, nonostante non sia mai stata una studiosa di folklore, e non abbia mai avanzato tali pretese.
Il 14 aprile del 1892 Grazia Deledda scrive ad Angelo De Gubernatis:
"Leggo sempre la sua rivista4 e desidererei vedere il mio nome fra i
collaboratori". Il 1° maggio dello stesso anno, continua:
"mi permetto di dirle che sono una giovanissima signorina sarda; che sono la sola
scrittrice che conti attualmente in Sardegna". Dopo qualche contatto epistolare con il direttore della rivista
Natura ed Arte la Deledda avvia la sua ricerca sulle tradizioni popolari
"come le ho promesso, comincerò la mia parte di raccolta per il folklore (…) mi sono fatta dettare da un pastore di Orosei una lauda per Sant’ Antonio che è la cosa più strana e curiosa che si possa
immaginare". La sua “ingenuità demologica” è testimoniata in una lettera del 13 luglio 1893:
"Raccoglierò pure le storielle curiosissime di Munsiù Gallone, che ho accennato in fine dell’articolo sulle leggende sarde (…). Mi dica: c’entrano anche le fiabe nel folklore?" Nel novembre dello stesso anno, scrive:
"Qui ho raccolto già tutti i proverbi, che saranno centocinquanta o poco più (…) ho raccolto pure uno scongiuro contro il demonio allorché infuria la procella, e uno di questi giorni un vecchio pastore mi detterà sos berbos, altro strano scongiuro per legare l’aquila e gli avvoltoi, per impedirli cioè di piombare sul piccolo bestiame e
rapirlo".
La raccolta, ebbe buoni risultati, e solo due anni dopo il primo approccio alla ricerca, la Deledda scrive:
"tra le cose più originali del folklore ho trovato i verbos, che sono le parole ed i riti misteriosi con cui i contadini e i pastori riescono talvolta a farsi ubbidire dalla natura (...)."
"Sono andata negli ovili, nelle case più povere e più oscure, tra il fumo e la miseria, ho detto bugie, mi sono finta malata per sapere le medicine popolari, ed ho fatto tante altre piccole
cose". Sollecitata da numerosi stimoli intellettuali la scrittrice si orientò presto verso una narrativa di contenuto sardo che ha avuta la sua spinta iniziale quando da bambina, seduta accanto al focolare, ascoltava dai servi e dagli amici di famiglia nelle lunghe serate invernali i racconti e le leggende delle sua
Sardegna. "Cosima, come sentiva raccontare dai servi quando ritornavano di campagna, a commettere un furto, un abigeato, e farne sparire le tracce in modo che nessuno avrebbe mai sospettato del vero
colpevole".
Queste fantasie barbaricine non le mancavano nella mente; ma erano gli stessi servi e gli altri paesani, e spesso anche i borghesi, i parenti, gli amici del babbo, gli
ospiti che venivano dai paesi dei monti e dalle valli, a seminarle i racconti nei fanciulli curiosi e sensibili coi racconti delle avventure brigantesche che allora fiorivano come un residuo di imprese e di guerriglie medioevali.
"Il servo era un uomo dei paesi: si chiamava Proto (...) aveva un aspetto quasi fratesco; infatti era molto religioso e semplice (...) raccontava sempre storie di santi, sebbene Andrea e la stessa Cosima preferissero leggende o racconti briganteschi: ma questi egli li lasciava all'altro servo, che era amico dei latitanti e anche dei banditi: per contentare i padroncini Proto sceglieva una via di mezzo e narrava certe lunghe favole che sembravano
romanzi".
CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE
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1871 |
Il 27 settembre nasce a Nuoro da una famiglia benestante |
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1877 - 1886 |
Frequenta la scuola elementare fino alla quarta classe, le vengono impartite anche delle lezioni private. La sua sete di sapere la portano a studiare, anche in modo disordinato, Dumas, Balzac, Hugo, Carducci, Byron, Scott, Negri e altri. |
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1887 |
Scrive la raccolta di versi Sul mare. |
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1888 |
Scrive il suo primo racconto, Sangue
sardo, pubblicato dalla rivista Ultima moda. |
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1890 |
Pubblica il romanzo Stella d'Oriente, firmato con lo pseudonimo Ilia di Saint Ismail. |
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1891 |
La collana Le cento città d'Italia le
pubblica Nuoro, descrizione della sua città.
Comincia il contatto epistolare con Epaminonda Provaglio, direttore della rivista
Ultima moda. |
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1892 |
Pubblica dall'editore Perino, Fior di Sardegna e alcune novelle. |
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1893 |
Nel 1893 comincia la sua collaborazione alla
Rivista delle tradizioni popolari italiane, diretta da Angelo De Gubernatis. |
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1894 |
Pubblica la raccolta Racconti sardi. La rivista del De Gubernatis stampa a puntate
Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna. |
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1895 |
Pubblica la raccolta di novelle Le
tentazioni.
Esce Anime oneste. |
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1896 |
Comincia il successo letterario: La via del male è pubblicato da Speirani a Torino.
La Gazzetta del Popolo di Torino lo pubblicò in appendice con il titolo
Il servo; nello stesso anno di nuovo con il titolo La via del male il romanzo uscì di volume nella Biblioteca Romantica della
Nuova antologia di Roma; infine, nel 1916, presso l'editore Treves di Milano, se ne ebbe una nuova ed ultima versione. |
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1897 |
Pubblica un poemetto, Paesaggi sardi, il romanzo
Il tesoro e la raccolta di novelle dal titolo L'ospite. |
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1899 |
Da Speirani, a Torino, pubblica il romanzo
La giustizia.
A Roma, la rivista letteraria Nuova Antologia pubblica a puntate il romanzo
Il vecchio della montagna.
Si reca a Cagliari, ospite di Maria Manca diretrice della rivista letteraria:
Donna Sarda. Qui conosce il suo futuro marito Palmiro Madesani. |
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1900 |
Si sposa e si trasferisce a Roma, nasce il loro primogenito Sardus.
Pubblica a puntate su Nuova Antologia, il romanzo Elias
Portolu. |
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1902 |
Esce il romanzo Dopo il divorzio. |
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1904 |
La Nuova Antologia pubblica a puntate il romanzo
Cenere. |
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1905 |
Esce il romanzo Nostalgie, dedicato al marito.
Treves pubblica la raccolta di novelle I giuochi della vita. |
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1906 |
L'editore Colombo di Roma pubblica il romanzo
L'edera. |
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1907 |
Escono il romanzo L'ombra del passato e le novelle
Amori moderni. |
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1908 |
La Nuova Antologia pubblica la raccolta di novelle
Il nonno. |
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1909 |
Sulla Nuova Antologia, pubblica il romanzo
Sino al confine. |
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1910 |
Pubblica con la Nuova Antologia, il romanzo
Il nostro padrone. |
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1911 |
Esce il romanzo Nel deserto. |
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1912 |
Pubblicati da Treves, escono il romanzo Colombi e sparvieri e la raccolta
Chiaroscuro. |
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1913 |
Esce il romanzo Canne al vento, prima a puntate sulla rivista
L'illustrazione italiana, poi con Treves. |
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1914 |
La Nuova Antologia pubblica Le colpe
altrui. |
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1915 |
Esce Marianna Sirca. |
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1916 |
Treves pubblica la raccolta di novelle Il fanciullo
nascosto. |
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1917 |
Esce il romanzo L'incendio
nell'oliveto. |
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1919 |
Escono le raccolte di novelle Il ritorno del figlio e La bambina
rubata. È pubblicato a puntate dalla rivista Il tempo, il romanzo
La madre. |
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1921 |
Pubblica un libretto d'opera intitolato La
Grazia.
Il Treves pubblica il romanzo Il segreto dell'uomo solitario
e la raccolta di novelle Cattive compagnie. |
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1922 |
Esce il romanzo Il Dio dei viventi. |
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1923 |
Pubblica la raccolta di novelle Il flauto nel bosco
e l'antologia Le più belle pagine di Silvio Pellico scelte da Grazia Deledda. |
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1924 |
Esce il romanzo La danza della collana. |
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1925 |
Esce a puntate il romanzo La fuga in
Egitto. |
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1926 |
E' insignita del premio Nobel per la letteratura.
Pubblica la raccolta di novelle Il sigillo d'amore. |
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1927 |
Pubblica il romanzo Annalena Bilsini. |
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1928 |
Il romanzo Il vecchio e i fanciulli. |
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1929 |
Pubblica le raccolte di novelle La casa del poeta e Il dono di
Natale.
Traduce dal francese il romanzo di Honoré de Balzac Eugenia
Grandet. |
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1931 |
Il romanzo Il paese del vento. |
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1932 |
Pubblica la raccolta di novelle La vigna sul
mare. |
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1933 |
Un altro romanzo: L'argine. |
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1936 |
Muore, ma prima dà alle stampe il romanzo
La chiesa della Solitudine. |
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1937 |
Esce a puntate sulla Nuova Antologia il romanzo postumo
Cosima, quasi Grazia, poi pubblicato da Treves col titolo
Cosima. |
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1939 |
Esce la raccolta di novelle Il cedro del
Libano. |
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Note |
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1 |
In ordine di tempo:
Fuos; Alberto Della Marmora, Smyth, Valere, Bresciani, Delessert, Jourdan, Boullier, Domenech, Gouïn; Maltzan; Bellet, Vuiller.in A. Boscolo, I viaggiatori dell’Ottocento in Sardegna, Ed. Sarda Fossataro, Cagliari 1973. |
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2 |
Scrive Grazia Deledda: "Questa piccola città (...) ora semplice capoluogo di circondario dopo esserlo stato di provincia, è senza dubbio la più caratteristica delle città sarde. E’ il cuore della Sardegna, è la Sardegna stessa con tutte le sue manifestazioni (...). Nuoro è chiamata scherzosamente, dai giovani artisti sardi, l’Atene della Sardegna (...). Abbiamo artisti e poeti, scrittori ed eruditi, giovani forti e gentili, taluni dei quali fanno onore alla Sardegna e sono avviati anche verso una relativa celebrità (...). Ma nel popolo, in fondo alla gran massa che è la pietra e il fondamento dell’edifizio, la civiltà soccombe, o, se ha qualche vittoria, è purtroppo nella parte cui è preferibile la barbarie primitiva: nella corruzione dei costumi (...). Del resto, il popolo, sempre fiero e ardente nella sua povertà, è sempre lo stesso Costumi ed usi, tradizioni e passioni, dialetto e aspirazioni son sempre le stesse; miscuglio bizzarro di reminiscenze dei popoli dominatori, amalgamate alle tradizioni ed agli usi nati spontaneamente tra gli indigeni. Una leggera sfumatura di progresso, che è sempre il segno del tempo e che dice pochissimo, ha modificato qualche rito, e le vesti. Ma il lutto e la gioia, le credenze e la religione, i pregiudizi e le passioni, sono sempre le
stesse". G. Deledda, Tradizioni popolari di Sardegna, a cura di Dolores Turchi, Newton, Roma 1995 pp. 65-66. |
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3 |
Angelo De Gubernatis, insegnava sanscrito e letteratura italiana nell’Università di Roma. Iniziatore e direttore di numerose riviste, nel periodo in cui Grazia Deledda gli scrisse (aprile 1892) stava preparandosi a costituire la Società italiana per il folklore e cercava soci nelle varie regioni italiane. Grazia Deledda sarà una collaboratrice entusiasta e un’abile organizzatrice. |
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4 |
La rivista era Natura ed Arte, edita a Milano dal Vallardi a partire dal 1 dicembre 1891 e diretta da Angelo De Gubernatis. |
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